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martedì 11 giugno 2013

GASPARE AMORETTI di PORTO MAURIZIO

Da Mosca Il Sig. Amoretti Alessio Scrive:

Gaspare Amoretti
(bisnonno del Sig Amoretti Alessio)


Gaspare Amoretti nacque nel 1870 e Porto Maurizio, ma visse ed operò sopratutto a San Remo

In gioventù fu amico dello scrittore e patriota Giuseppe Cesare Abbe, di lui assai più anziano, che probabilmente esercitò una notevole influenza sulla sua visione politica e sulle sue scelte di vita.

A San Remo Gaspare si fece ben presto una certa notorietà come agitatore socialista e fu poi, nel 1921 come delegato a1 Congresso di Livorno, tra i fondatori del Partito Comunista Italiano.

Nel periodo fascista subì a più riprese la angherie delle Camicie nere, ma seppe fronteggiarle con coraggio e dignità rimanendo sempre un punto di riferimento per quanti si opponevano alla dittatura.

Nella ricorrenza del decennale una banda di facinorosi irruppe in casa sua imponendogli a forza l'esposizione del tricolore al balcone dell'abitazione.

Qualche antifascista vedendo la bandiera avrà pensato: "Ecco! Anche 1'Amoretti ha ceduto!".

Ma poi, passata la festa, tutti i buoni sanremesi riposero negli armadi di casa ì vessilli più o meno volontariamente esposti ed unica rimase, soggetta all'azione del sole, della pioggia, del vento, la povera bandiera del balcone di Amoretti- Appesa in bella vista al suo pennone, col tempo si sgualcì, scolorì, perse corpo e consistenza, marcì a lungo senza che alcuno accorresse in suo soccorso.

Il messaggio ironico, sottile, indirizzato a coloro che volevano e che non volevano sentirlo fu sufficientemente chiaro: "In questa casa non si celebrano ì fasti di regime, le iniziative dei fascisti non ci riguardano, qui siamo antifascisti, esistiamo e resistiamo!

Gaspare aveva una spiccata predisposìzíone per le discipline umanistiche.

Lavorò per la casa editrice Carlo Signorelli redigendo ad uso scolastico compendi commentato di opere di autori italiani.

In età avanzata preparava un commento alla Divina Commedia che non riusci a terminare.

La sua attività principale fu però sempre l'insegnamento privato del greco e del latino.

Fu sempre circondato dalla stima e dall'affetto dei suoi,numerosi allievi, dei compagni e dei cittadini sanremesi.

Questi non esitarono ad aiutarlo quando, ormai settantenne e molto malato, non fu più in grado di lavorare.

Gaspare si unì in matrimonio con una giovane di Marsiglia,Carolina Margier.

Ebbero tre figli: Francesco, Rosetta e Giuseppe

L'ultimo doveva essere chiamato Garibaldo, ma l'impiegato dell'anagrafe (per fortuna!) sì oppose.

Questionarono per un pò e raggiunsero un compromesso: il piccolo incolpevole fu chiamato Giuseppe, Garibaldo (la virgola é Importante).

Occorre dire che Giuseppe di questo secondo nome fu sempre molta fiero. Per gli amici ed i compagni di lotta fu sempre "Baldo".

Gaspare e Carolina vissero in povertà ed armonia più di mezzo secolo, superando prove difficili (il lungo carcere di Baldo), la morte del nipotino Giannino, figlio di Rosetta, travolto da una motocicletta all'uscita da scuola, le angherie dei fascisti).

I due sopravvissero anche a Baldo, ma non lo vennero mai a sapere perché questo dolore fu loro intenzionalmente risparmiato. 

Gaspare mori nel 1949.

E' stato detto che ai suoi funerali partecipò "tutta San Remo".

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